domenica 25 marzo 2018

La donna di Betania



«Stando egli a Betania in casa di Simone il lebbroso, e mentre era a tavola, venne una donna con un vasetto di alabastro di profumo di nardo puro» 
(Mc 14,3). 
Essa ha rotto il suo vasetto, affinché Cristo faccia di voi tanti cristi, cioè unti. 
Ecco infatti quanto sta scritto nel Cantico dei Cantici: «Un profumo olezzante è il tuo nome, per questo ti hanno desiderato le donzelle; corriamo dietro a te, nell`odore del tuo profumo» (Ct 1,2). 
Finché il profumo era rinchiuso e non si diffondeva, finché Dio era conosciuto soltanto in Giudea e soltanto in Israele era grande il suo nome (cf. Sal 75,2), le donzelle non seguivano Gesù. 
Ma quando il suo profumo si diffonde in tutta la terra, le giovani anime dei credenti seguono il Salvatore.
«Stando egli a Betania in casa di Simone il lebbroso». 
Nella nostra lingua, Betania significa casa dell`obbedienza. 
E perché la dimora di Simone il lebbroso è in Betania, cioè nella casa dell`obbedienza? E che cosa faceva il Signore nella casa del lebbroso? Ma egli era venuto nella casa del lebbroso per purificarlo. È detto lebbroso, non perché lo è ancora, ma perché lo è stato. Era lebbroso prima di ricevere il Signore: ma dopo aver ricevuto il Signore, dopo che il vasetto di unguento è stato aperto, la lebbra è scacciata. Egli mantiene il nome che aveva prima, per ricordare il miracolo del Salvatore. Per lo stesso motivo anche gli apostoli conservano i loro vecchi nomi, perché sia manifesto il potere di chi li chiamò e li fece diventare apostoli: per questo Matteo, che era stato pubblicano e divenne poi apostolo, vien chiamato pubblicano anche dopo essere divenuto apostolo; non perché era ancora pubblicano, ma perché da pubblicano fu trasformato in apostolo. Resta insomma il nome antico perché sia manifesto il potere del Signore: così anche Simone è chiamato con l`antico nome di lebbroso per ricordare che è stato guarito dal Signore.
«Venne una donna con un vasetto di alabastro di profumo». I farisei e gli scribi stanno nel tempio, e non hanno il profumo: questa donna è fuori del tempio e porta il profumo, porta il nardo, un vasetto di nardo con cui è confezionato il suo profumo. Anche voi fedeli, che siete chiamati, siete come un profumo di nardo. La Chiesa, raccolta tra tutte le genti, offre infatti ai Salvatore i suoi doni, cioè la fede dei credenti. Essa rompe il vasetto di alabastro, affinché tutti ricevano il profumo, si rompe il vasetto, che prima in Giudea era tenuto rigorosamente chiuso. Si apre il vasetto, ripeto: come il chicco di grano non fa frutti se non è sepolto e marcisce in terra, così se non viene aperto il vasetto di alabastro, non potremo essere unti (cf. Gv 12,24).
«E glielo versò sul capo» (Mc 14,3). Questa donna che rompe il vasetto di alabastro e versa il profumo sul suo capo, non è la stessa donna, di cui si parla in un altro Vangelo, che lavò i piedi del Signore (cf. Lc 7,37). Quella, che era una prostituta e una peccatrice, abbraccia soltanto i piedi; questa, quasi santa gli abbraccia il capo. Quella, come prostituta, bagna con le sue lacrime i piedi del Salvatore e li asciuga con i capelli: sembra che lavi con le lacrime i piedi del Signore, ma in realtà lava i suoi peccati. I sacerdoti e i farisei non baciano il Signore; invece questa donna gli bacia i piedi. Fate anche voi così, voi che state per ricevere il battesimo, poiché tutti siamo sotto il peccato e «nessuno è senza peccato, anche se la sua vita è durata un solo giorno" (Gb 14,4) "e contro i suoi angeli – ciascuno – oppone qualcosa di perverso ». 
Fate anche voi così: dapprima abbracciate i piedi del Salvatore, lavateli con le lacrime asciugateli con i capelli, e quando avrete fatto questo, innalzatevi alla sua testa.

domenica 25 febbraio 2018

Lo Spirito e il deserto


«Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto» (Mt 4,1). Il Signor mio Gesù Cristo fa tutto o condotto, o mandato, o chiamato, o comandato; di sua iniziativa, nulla. Mandato viene nel mondo, condotto va nel deserto, chiamato risorge da morte, come sta scritto: Sorgi, mia gloria, sorgi, arpa e cetra! (cf Sal 56,9).
Verso la passione, però, si affretta spontaneamente e di sua volontà, come aveva predetto il profeta: «È stato sacrificato, perché lo ha voluto» (Is 53,7 Volg.). Fatto proprio in questo obbediente al Padre fino alla morte. Maestro, infatti, e modello di obbedienza, non volle né fare né subire cosa alcuna all'infuori di essa, che è l'unica via che conduce alla vita nella verità. «Fu condotto dallo Spirito nel deserto» o, come dice un altro evangelista: «Lo Spirito lo spinse nel deserto» (Mc 1, 12).
«Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio» (Rm 8,14). Egli però, essendo figlio in modo più particolare e più degno è spinto o condotto nel deserto in modo diverso e più eccellente degli altri.
«Pieno» – dice – «di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto». Agli altri lo Spirito Santo viene dato in una certa misura e secondo questa misura sono guidati in tutto; ne ricevette, però, la pienezza colui nel quale si compiacque di dimorare la pienezza della Divinità. Questi perciò è portato più potentemente e più pienamente a compiere gli ordini del Padre.
«Tornato» – dice – «dal Giordano, fu spinto nel deserto». Colui che discese nel mondo, dunque, viene dal Giordano; di qui poi, ritornando di nuovo, lascia questo mondo e va al Padre. Perciò, chi desidera ascendere venga al Giordano, venga alla discesa, venga all'umiltà, che è la sola condizione per l'ascensione. Infatti, «chiunque si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11 e 18,14).
Qui troverà lo Spirito Santo, che riposa sull'umile e sul mansueto, su chi teme la parola di Dio, il quale resiste ai superbi mentre dà la grazia agli umili, affinché disprezzino il mondo e fuggano il secolo, vincano il diavolo e si allontanino dalle moltitudini, in mezzo alle quali i cattivi discorsi corrompono i costumi; cerchino il deserto e i luoghi nascosti dove attendere a Dio e dove poterlo invocare come una rondinella, e meditare su di lui come una colomba; dove, rispondendo, egli parlerà al loro cuore dicendo, secondo il profeta: «La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2,16).
Così il nostro Signore Gesù Cristo, mite e umile di cuore, dopo esser giunto a tale umiltà e mansuetudine da sottoporsi alle mani di chi gli era inferiore per esser battezzato, sull'istante meritò di esser preferito come attesta la voce paterna: «Questo è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto» per la sua umiltà e obbedienza; è per questo che giustamente lo innalzo e lo preferisco agli altri; perciò fin da ora ascoltatelo. E sull'umile e mansueto discese come in un tempio proprio e intimo, lo Spirito Santo, dal quale fu condotto nel deserto.

Dai «Discorsi

La rivelazione del Tabor


Oggi
sul monte Tabor Cristo ha ridato alle sue sembianze umane la beltà celeste. Perciò è cosa buona e giusta che io dica: "Quanto è terribile questo luogo! E` davvero la casa di Dio, è la porta dei cieli" (Gen 28,17)....
Oggi, infatti, il Signore è veramente apparso sul monte. 
Oggi,
la natura umana, già creata a somiglianza di Dio, ma oscurata dalle deformi figure degli idoli, è stata trasfigurata nell`antica bellezza fatta a immagine e somiglianza di Dio (cf. Gen 1,26).
Oggi,
sul monte, la natura, fuorviata dall`idolatria, è stata trasformata, rimanendo tuttavia la stessa, e ha cominciato a risplendere nel fulgore della divinità.
Oggi,
sul monte colui che un tempo fu vestito di squallidi e tristi abiti di pelli, di cui parla il libro della Genesi (cf. Gen 3,21), ha indossato la veste divina avvolgendosi di luce come di un manto (cf. Sal 103,2).
Oggi,
sul monte Tabor, in modo del tutto misterioso, si è visto come sarà la vita futura nel regno del gaudio.
Oggi,
in modo mirabile si sono adunati sul monte, attorno a Dio, gli antichi precursori della Vecchia e della Nuova Alleanza, recando un mistero pieno di straordinari prodigi.
Oggi,
sul monte Tabor, si delinea il legno della Croce che con la morte dà la vita: come Cristo fu crocifisso tra due uomini sul monte Calvario, così è apparso pieno di maestà tra Mosè ed Elia.
E la festa odierna ci mostra ancora l`altro Sinai, monte quanto più prezioso del Sinai, grazie ai prodigi e agli eventi che vi si svolsero: lì l`apparizione della Divinità oltrepassa le visioni che per quanto divine erano ancora espresse in immagini ed oscure.
E così, come sul Sinai le immagini furono abbozzate mostrando il futuro, così sul Tabor splende ormai la verità. Lì regna l`oscurità, qui il sole; lì le tenebre, qui una nube luminosa. Da una parte il Decalogo, dall`altra il Verbo, eterno su ogni altra parola... La montagna del Sinai non aprì a Mosè la Terra Promessa, ma il Tabor l`ha condotto nella terra che costituisce la Promessa.

Hom. de Transfigurat

sabato 14 ottobre 2017

Tempo della prova



Quando si predica su Giobbe, non si vede l'ora di giungere alla conclusione, di dire cioè ch'egli riebbe tutti i suoi beni raddoppiati. Ma a me sembra strano che si debba insistere su questo. E poi non è vero: una volta che tu abbia recuperato il perduto, puoi facilmente cavartela da solo, accettando la nuova sorte. Ecco, per questo io preferisco insistere sul tempo di prima (quello della prova).

IX A 191.

diario 

martedì 1 agosto 2017

Il Silenzio




Il Silenzio è un gran mezzo per farci essere anime di orazione e renderci disposti a trattare continuamente con Dio.
Difficilmente si trova una persona spirituale che parli assai.
Tutte le anime di orazione sono amanti del silenzio, il quale si chiama custode dell'innocenza, la difesa delle tentazioni, il fonte dell'orazione.

martedì 2 maggio 2017

Non lanceremo pietre






Nemmeno noi lanceremo le pietre,
nemmeno noi possiamo farlo.
Ma non lanciarle neanche Tu contro di noi.
Lasciale in terra, come facesti con l'adultera e seguita a scrivere sopra la polvere.
Cosa scrivessi non è detto, e gli interpreti più severi pensano che scrivessi le colpe di quella poveretta.
Ma noi non crediamo che Tu avessi bisogno, per perdonare, di prenderTi quella piccola rivincita e di fare uno squallido elenco di peccati.
Noi preferiamo credere che sulla terra, scrivessi i titoli della tua Misericordia

lunedì 1 maggio 2017

Vieni





 
Ti ringrazio mio Dio
che mi hai creato:
mi hai fatto abitare questa terra,
mi hai fatto vedere il sole e la luna,
ed ascoltare l'usignuolo;
che mi hai dato amici da amare 
e amici che mi hanno amato;
che mi hai svelato la tua faccia 
e mostrato i tuoi occhi senza fondo.
Ora Ti prego di farmi nascere di nuovo in Te.
E la mia dipartita sarà senza rimpianto,
se Tu mi prendi per mano e mi conduci nel tuo Regno.
La neve cada pure sulla mia tomba,
 e tu erba germoglia,
e voi papaveri, fiorite e fiammeggiate al sole,
mentre io aspetterò il ritorno del Signore Gesù.
E insieme alla neve dirò:
"Vieni!"  
E insieme all'erba dirò:
"Vieni!"
E insieme ai fiori dirò:
"Vieni!"
E le albe e i tramonti, le sere, le notti, le stelle, il cielo, il mare, l'universo diranno:
"Vieni!"