venerdì 30 dicembre 2016

Silenzioso natale di Maria



Questo, Maria, è il tuo natale silenzioso,non festeggiato dai voli degli angeli e dall'omaggio dei pastori, ma custodito entro di te.
Nel tuo grembo il cielo e la terra s'incontrano; il tuo grembo è pregno della storia universale, che si compie, in uno spazio così tenero e bianco di carne tiepida e innocente.
Forse te lo accarezzi e te lo guardi, con pudica emozione, come fa ogni madre in attesa del figlio. 
E aspetti, con trepida speranza, di vedere come mai sia il volto  del Dio invisibile cui tu stai dando visibilità.

domenica 11 dicembre 2016

Preghiera del seme


Orbato dalle foglie 
il mondo piange. 
Ovattato di nebbia 
il mondo tace.
Seminato di grano
 il mondo attende 
ricoperto di neve 
il mondo spera. 
La terra, 
come il turgido grembo di Maria, 
elabora il suo frutto, 
al buio. 
Assisti o Dio, 
la verde trama dei germogli,
così come la rossa rete di vene, 
nella carne del figlio: 
d'ogni figlio di donna,
di uomo, 
di terra, 
di cielo. 
E' nella carne
 del tuo Figlio Gesù

sabato 5 novembre 2016

Verbo eterno di Dio

 

Verbo eterno di Dio, 
che hai voluto incarnarTi in Gesù Cristo,
pensiero infinito dell'infinito,
ombra della sua luce,
canto del suo silenzio.
Tu che sei la parola
di chi non ha parole
la voce dell'ineffabile,
la manifestazione dell'indicibile,
in Te
sono state pensate tutte le cose 
che esistono,
che esisteranno,
che potrebbero esistere,
tutte le realtà
e le possibilità degli universi.
E tu soltanto
sai quanti sono gli universi
e gli astri che ruotano intorno alla tua gloria.
Tutte le cose
hanno il segno di Te,
che è il segno stesso del Padre,
trasmesso dalla tua luce infinita.
Noi Ti adoriamo nella carne
e al di là della carne anche prima che assumessi
sembianze,
tangibilità,
visibilità.
Spingiamo i nostri occhi
in quell'eternità insondabile di Dio
che chiamiamo cielo,
e in Te
troviamo il primo modello della Terra.
E Ti adoriamo,
per quelle tue mani senza mani,
e che avrebbero avuto mani,
che hanno impastato i mondi
e seminato gli astri nei cieli
e che alla fine hanno impastato il fango umano
per trarne noi,
tuoi figli,
tuoi fratelli,
tuoi amici
e consorti,
noi
di cui hai voluto sposare
la carne,
la sorte,
e la vita.

domenica 18 settembre 2016

O insensata cecità del mondo e dell'anima





O insensata cecità del mondo e dell'anima, che in questi beni terreni pone la sua speranza, e per si piccola cosa e per si breve tempo perde la eterna gloria e acquista la pena eterna per due dì che ha dì possedere questi beni!
Certamente questo non viene se non da grandissima cecità: poiché l'anima avviluppata nel falso amore di queste cose transitorie, fatta già insensibile e perduto il sentimento della ragione, diventa una bestia..
Ma quelli che disprezzano queste cose seguitando te o Cristo, Maestro divino, in povertà, miseria e dolori, come in poco tempo vedono terminata ogni loro fatica e giungono nel riposo eterno !…
Fà dunque o Signore, che ponga tutto l'amore e il desiderio e l'affetto mio in te, infinito bene, che mi hai serbato infiniti gaudi e consolazioni eterne, se levo l'amore da queste cose transitorie e in te lo pongo…
O quanto e grande è la moltitudine della tua dolcezza o buon Dio, la quale tu riserbata a quelli che ti temono!



operette volgari 1,2 p 59-60 62-3

martedì 3 maggio 2016

A Maria, donna senza retorica



Fà che le nostre labbra 
rechino il profumo del silenzio 


Santa Maria, donna senza retorica, prega per noi inguaribilmente malati di magniloquenza.
Abili nell'usare la parola per nascondere i pensieri più che per rivelarli, abbiamo perso il gusto della semplicità.
Convinti che per affermarsi nella vita bisogna saper parlare anche quando non si ha nulla da dire, siamo diventati prolissi e incontinenti.
Esperti nel tessere ragnatele di vocaboli sui crateri del "non senso", precipitiamo spesso nelle trappole nere dell'assurdo come mosche nel calamaio.
Incapaci di andare alla sostanza delle cose, ci siamo creati un'anima barocca che adopera i vocaboli come fossero stucchi, e aggiriamo i problemi con le volute delle nostre furbizie letterarie.
Santa Maria, donna senza retorica, prega per noi peccatori, sulle cui labbra la parola si sfarina in un turbine di suoni senza senso. Si sfalda in mille squame di accenti disperati. Si fa voce, ma senza farsi mai carne. Ci riempie la bocca, ma lascia vuoto il grembo. Ci dà l'illusione della comunione, ma non raggiunge neppure la dignità del soliloquio. E anche dopo che ne abbiamo pronunciate tante, perfino con eleganza e a getto continuo, ci lascia nella pena di una indicibile aridità: come i mascheroni di certe fontane che non danno più acqua e sul cui volto è rimasta soltanto la contrazione del ghigno.
Santa Maria, donna senza retorica, la cui sovrumana grandezza è sospesa al rapidissimo fremito di un fiat, prega per noi peccatori, perennemente esposti, tra convalescenze e ricadute, all'intossicazione di parole.
Proteggi le nostre labbra da gonfiori inutili. Fa' che le nostre voci, ridotte all'essenziale, partano sempre dai recinti del mistero e rechino il profumo del silenzio.
Rendici come te, sacramento della trasparenza.
E aiutaci, finalmente, perché nella brevità di un "sì" detto a Dio ci sia dolce naufragare: come in un mare sterminato.

A Maria, donna feriale


Insegnaci la grandezza 
della quotidianità

Santa Maria, donna feriale, forse tu sola puoi capire che questa nostra follia di ricondurti entro i confini dell' esperienza terra terra, che noi pure viviamo, non è il segno di mode dissacratorie.
Se per un attimo osiamo toglierti l'aureola, è perché vogliamo vedere quanto sei bella a capo scoperto.
Se spegniamo i riflettori puntati su di te, è perché ci sembra di misurare meglio l'onnipotenza di Dio, che dietro le ombre della tua carne ha nascosto le sorgenti della luce.
Sappiamo bene che sei stata destinata a navigazioni di alto mare.
Ma se ti costringiamo a veleggiare sotto costa, non è perché vogliamo ridurti ai livelli del nostro piccolo cabotaggio.
È perché, vedendoti così vicina alle spiagge del nostro scoraggiamento, ci possa afferrare la coscienza di essere chiamati pure noi ad avventurarci, come te, negli oceani della libertà.
Santa Maria, donna feriale, aiutaci a comprendere che il capitolo più fecondo della teologia non è quello che ti pone all'interno della Bibbia o della patristica, della spiritualità o della liturgia, dei dogmi o dell'arte. Ma è quello che ti colloca all'interno della casa di Nazaret, dove tra pentole e telai, tra lacrime e preghiere, tra gomitoli di lana e rotoli della Scrittura, hai sperimentato, in tutto lo spessore della tua naturale femminilità, gioie senza malizia, amarezze senza disperazioni, partenze senza ritorni.
Santa Maria, donna feriale, liberaci dalle nostalgie dell'epopea, e insegnaci a considerare la vita quotidiana come il cantiere dove si costruisce la storia della salvezza.
Allenta gli ormeggi delle nostre paure, perché possiamo sperimentare come te l'abbandono alla volontà di Dio nelle pieghe prosaiche del tempo e nelle agonie lente delle ore.
E torna a camminare discretamente con noi, o creatura straordinaria innamorata di normalità, che prima di essere incoronata Regina del cielo hai ingoiato la polvere della nostra povera terra.

Dammi Signore un'ala di riserva


Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita.
Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche tu abbia un’ala soltanto.
L’altra la tieni nascosta: forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me.
Per questo mi hai dato la vita: perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami, allora, a liberarmi con te.
Perché vivere non è trascinare la vita, non è strappare la vita, non è rosicchiare la vita.
Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all’ebbrezza del vento.
Vivere è assaporare l’avventura della libertà.
Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te!
Ma non basta saper volare con Te, Signore tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il mio fratello e di aiutarlo a volare.
Ti chiedo perdono per ogni peccato contro la vita e per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi.
Non farmi lasciare il prossimo nel vestibolo malinconico
della vita dove si 'tira a campare', dove si vegeta solo.
Non farmi passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala, l’unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te.
Soprattutto per questo fratello sfortunato
dammi, o Signore, un’ala di riserva...