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sabato 22 ottobre 2011

La parola di Dio é viva, efficace


Dalle «Opere» di Baldovino di Canterbury, vescovo

«La parola di Dio é viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio» (Eb4, 12). Ecco quanto é grande la potenza e la sapienza racchiusa nella parola di Dio!Il testo é altamente significativo per chi cerca Cristo, che é precisamente la parola, la potenza e la sapienza di Dio. Questa parola, fin dal principio coeterna col Padre, asuo tempo fu rivelata agli apostoli, per mezzo di essi fu annunziata ed accolta con umile fede dai popoli credenti. E' dunque parola nel Padre, parola nella predicazione, parola nel cuore. Questa parola di Dio é viva, e ad essa il Padre ha dato il potere di avere la vita in se stessa, né più né meno come il Padre ha la vita in se stesso.Per cui il Verbo non solo é vivo, ma é anche vita, come egli stesso dice: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6). E quindi vita, é vivo, e può darela vita. Infatti «come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà lavita a chi vuole» (Gv 5, 21). E dà la vita quando chiama il morto dal sepolcro edice: «Lazzaro, vieni fuori» (Gv 11, 43).Quando questa parola viene predicata, mediante la voce del predicatore, dona allasua voce, che si percepisce esteriormente, la virtù di operare interiormente, per cui i morti riacquistano la vita e rinascono nella gioia dei figli di Abramo. Questa parola é dunque viva nel cuore del Padre, viva sulla bocca del predicatore, viva nel cuore di chi crede e di chi ama.Ed appunto perché questa parola é così viva, non v'é dubbio che sia anche efficace. E' efficace nella creazione, é efficace nel governo del mondo, é efficace nella redenzione. Che cosa potrebbe essere più efficace e piùpotente? «Chi può narrare i prodigi del Signore e far risuonare tutta la sua lode?»(Sal 105, 2). E' efficace quando opera, é efficace quando viene predicata. Infatti non ritorna indietro vuota, ma produce i suoi frutti dovunque viene annunziata.E' efficace e «più tagliente di ogni spada a doppio taglio» (Eb 4, 12) quando viene creduta ed amata. Che cosa infatti é impossibile a chi crede, che cosa é impossibile a chi ama? Quando parla questa parola, le sue parole trapassano il cuore, come gliacuti dardi, scagliati da un eroe. Entrano in profondità come chiodi battuti con forzae penetrano tanto dentro, da raggiungere le intimità segrete dell'anima. Infatti questa parola é più penetrante di qualunque spada a doppio taglio, perché il suo potere d'incisione supera quello della lama più temprata e la sua acutezza quella di qualsiasi ingegno.
Nessuna saggezza umana e nessun prodotto d'intelligenza é fine sottile al pari diessa. E' più appuntita di qualunque sottigliezza della sapienza umana e dei più ingegnosi raziocini.

giovedì 18 agosto 2011

Un virgulto germoglierà dalla radice di Iesse


Dal trattato «Il saluto dell'Angelo» (Tratt. 7; PL 204, 477-478)

    All'«Ave» dell'Angelo, con cui ogni giorno salutiamo devotamente la santissima Vergine, siamo soliti aggiungere: «e benedetto il frutto del tuo grembo». Queste parole conclusive sono quelle che Elisabetta pronunziò in risposta al saluto della Vergine.
    Ella, come riprendendo la fine del saluto dell'Angelo, proseguì: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo» (Lc 1, 42). Questo è il frutto di cui parla appunto Isaia: «In quel giorno il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria, e il frutto della terra sarà a magnificenza e ornamento» (Is 4, 2). Chi è questo frutto se non il Santo d'Israele, che a sua volta è discendenza di Abramo, germe del Signore e virgulto della radice di Iesse, frutto della vita al quale abbiamo partecipato?
    Benedetto davvero nel seme e benedetto nel germe, benedetto nel fiore, benedetto nel dono, benedetto infine nel ringraziamento e nella lode. Cristo, seme di Abramo, nacque da David secondo la carne.
    Egli solo fra gli uomini si trova perfetto in ogni bene. A lui lo Spirito fu dato senza misura, perché da solo potesse adempiere ogni giustizia. La sua giustizia infatti è sufficiente per tutti i popoli, secondo quanto sta scritto: «Poiché, come la terra produce la vegetazione e come un giardino fa germogliare i semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutti i popoli» (Is 61, 11). Questo infatti è il germe della giustizia, che il fiore della gloria abbellisce dopo che è stato arricchito di benedizione. Ma di quanta gloria? Quanta più eccelsa si possa pensare, anzi quanta non si possa assolutamente pensare. Infatti un virgulto viene su dalla radice di Iesse. Fin dove? Fino al massimo, perché Gesù Cristo è nella gloria di Dio Padre (cfr. Fil 2, 11).
    La sua magnificenza è stata innalzata al di sopra dei cieli, affinché il germe del Signore sia di ornamento e di gloria, e il frutto della terra sia sublime.
    Ma quale vantaggio possiamo sperare da questo frutto? Quale se non quello della benedizione dal frutto benedetto? Infatti da questo seme, germe, fiore, proviene il frutto della benedizione. Ed è arrivato fino a noi. In un primo momento quasi in seme per la grazia del perdono; poi come se fosse in germoglio per l'accrescimento della giustizia; infine sboccia nel fiore per la speranza e per l'acquisto della gloria. Benedetto da Dio e in Dio, perché Dio sia glorificato in lui. Benedetto anche per noi, perché, benedetti da lui, siamo glorificati in lui. Con la promessa fatta ad Abramo, infatti, Dio ha dato a lui la benedizione di tutte le genti.





mercoledì 3 agosto 2011

L'amore è forte come la morte

Dai «Trattati.
Forte è la morte, che è capace di privarci del dono della vita. Forte è l'amore, che è capace di ricondurci ad un miglior uso della vita.Forte è la morte, che è in grado di spogliarci del vestito di questo corpo. Forte è l'amore, che è capace di strappare le nostre spoglie alla morte e restituircele.Forte è la morte, a cui nessun uomo è in grado di resistere. Forte è l'amore, al punto da trionfare su di essa, spuntarne il pungiglione, smorzarne la forza, vanificarne la vittoria. Verrà il tempo in cui sarà insultata, quando si potrà dire: Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? Dov'è la tua forza? (cfr. Os 13,14; 1Cor 15,55)«Forte come la morte è l'amore» (Ct 8,6), perché l'amore di Cristo è la fine della morte. Perciò dice: Io sarò la tua fine o morte; io sarò il tuo flagello, o inferno (cfr. Os 13,14). L'amore, infatti, che portiamo a Cristo, anch'esso è forte come la morte, perché deve essere una specie di morte, in quanto è distruzione della vecchia vita, abolizione dei vizi e abbandono delle opere morte.Sia questo amore una specie di contraccambio a Cristo, anche se dobbiamo ammettere che sarà sempre impari al suo amore per noi e come una sua sbiadita immagine. Egli infatti ci ha amato per primo (cfr. 1Gv 4,10) e con l'esempio del suo amore è diventato per noi come un richiamo per renderci conformi alla sua immagine, spogliarci dell'uomo terreno e rivestirci dell'uomo celeste.Come ci ha amati, così dobbiamo amarlo. Ci ha lasciato, infatti, un esempio perché seguiamo le sue orme (cfr. 1Pt 2,21).Per questo dice: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore» (Ct 8,6). Come se dicesse: Amami come io ti amo. Abbimi nella tua mente, nei tuoi ricordi, nei tuoi desideri, nei tuoi sospiri, nei tuoi lamenti, nei tuoi gemiti.Non dimenticarti, o uomo, che da me viene tutto quello che sei. Ricorda come ti ho preferito a tutte le altre creature, a quale dignità ti ho innalzato, come ti ho coronato di gloria e di onore, come ti ho fatto poco meno degli angeli, e tutto ho posto sotto i tuoi piedi (cfr. Sal 8,6-7). Ricordati non solo di quanto ti ho donato, ma quante cose terribili ed immeritate ho sofferto per te. Solo allora potrai capire quanto sei ingiusto verso di me privandomi del tuo amore. Chi infatti ti ama come ti amo io? Chi ti ha creato, se non io? Chi ti ha redento, se non io?Togli via da me, o Signore, questo cuore di pietra. Strappami questo cuore raggrumato. Distruggi questo cuore non circonciso. Dammi un cuore nuovo, un cuore di carne, un cuore puro! Tu, purificatore di cuori e amante di cuori puri, prendi possesso del mio cuore, prendividimora. Abbraccialo e contentalo. Sii tu più alto di ogni mia sommità, più interiore della mia stessa intimità. Tu, esemplare di ogni bellezza e modello di ogni santità, scolpisci il mio cuore secondo la tua immagine; scolpiscilo col martello della tua misericordia, Dio del mio cuore e mia eredità, o Dio, mia eterna felicità. Amen (cfr. Sal 72,26).

giovedì 10 marzo 2011

Il Signore discerne i pensieri e le intenzioni del cuore

Dai «Trattati» di Baldovino di Canterbury, vescovo
(Tratt. 6; PL 204, 466-467) 


Il Signore conosce i pensieri e le intenzioni del nostro cuore. Senza dubbio egli li conosce tutti, mentre noi solo quelli che ci è concesso di percepire per il dono del discernimento.
Il nostro spirito infatti non conosce tutto ciò che si trova nell'uomo, e riguardo ai suoi pensieri che, consapevole o meno, percepisce, non sempre intende come le cose stiano in realtà. 
Anche quelle cose che scopre con gli occhi della mente, non le distingue nitidamente a causa di una certa caligine che ha sempre davanti agli occhi.
Spesso, infatti, o il nostro stesso giudizio o quello di altri o anche il tentatore ci presentano come buono e santo ciò che all'occhio di Dio non è per nulla degno di premio. 
Vi sono contraffazioni di vere virtù, come anche di vizi, che ingannano e abbagliano gli occhi della mente con immagini ingannevoli, talmente che spesso appare bene il male e il male bene.
Questo fa parte della nostra miseria e della nostra ignoranza, che dobbiamo molto deplorare e molto temere.
Sta scritto infatti: Vi sono strade che sembrano buone all'uomo, ma che invece conducono all'abisso (cfr. Pro 16, 25).
Per farci evitare questo pericolo, l'apostolo Giovanni ammonisce dicendo: «Mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio» (1 Gv 4, 1).
Chi mai può esaminare le ispirazioni, se vengono da Dio, se non gli è stato dato da Dio il loro discernimento, così da poter esaminare esattamente e con retto giudizio i pensieri, le disposizioni, le intenzioni dello spirito? Il discernimento infatti è come la madre di tutte le virtù ed è necessario a tutti nel guidare la vita, sia propria che altrui.
E' giusto il proposito di fare le cose secondo la volontà di Dio. E' virtuosa l'intenzione che si dirige semplicemente verso il Signore. La nostra vita e ogni nostra azione saranno luminose solo se l'occhio sarà semplice. Ora l'occhio semplice è occhio, ed è semplice. E' occhio perché vede per mezzo di un retto sentire cosa si deve fare, ed è semplice perché agisce con pia intenzione escludendo la doppiezza.
Il retto sentire non cede all'errore. La pia intenzione esclude la finzione. Questo è dunque il discernimento, l'unione del retto pensiero e della virtuosa intenzione.
Tutto quindi si deve fare nella luce del discernimento, come sta in Dio e sotto lo sguardo di Dio.